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giovedì 16 aprile 2009

NUOVO CINEMA PARADISO (di Giuseppe Tornatore, 1989)

E’ difficile, per chi ama il cinema, non apprezzare Giuseppe Tornatore e il suo Nuovo cinema Paradiso. Perché si, forse la Sicilia dei suoi film a volte è superficiale e stereotipata, ed è vero che i suoi personaggi talora sono caricaturali, ma oggi Tornatore è uno dei pochi, se non l’unico, che pensa ancora in grande, un massimalista dello stile in sprezzo alla povertà autarchica e minimalista della produzione italiana odierna. E Nuovo cinema Paradiso è la sua dichiarazione d’amore per il cinema, con l’indimenticabile figura del proiezionista interpretata da Philippe Noiret, e una patina di nostalgia che avvolge e ammanta lo spettatore, soprattutto nella prima parte, dove il regista rivela tutto il suo amore cinefilo, che coinvolge grandi capolavori e opere misconosciute, John Ford come Raffaello Matarazzo. E se non riuscite a commuovervi per la sequenza dei baci tagliati, con la pregevole colonna sonora di Morricone, allora siete davvero senza speranza.
di Giulio Ragni, 7 dicembre 2005

mercoledì 11 marzo 2009

GIU' LA TESTA (di Sergio Leone, 1971)

Siamo nel periodo della rivoluzione messicana, il peone Jaun Miranda (Rod Steiger) incontra, per puro caso, il rivoluzionario irlandese John (Sean) Mallory (James Coburn), esperto in esplosioni. Quando comprende che con Mallory potrebbe finalmente svaligiare una delle banche da lui più agognate, quella di Mesa Verde, gli chiederà di diventare suo socio. Si ritroveranno comunque in mezzo alla rivoluzione con due motivazioni completamente opposte: Juan Miranda per una questione di soldi, ma  diventerà involontariamente un eroe della rivoluzione, invece John  Mallory è fermamente convinto a sposare la causa.
Il film è stato girato da Sergio Leone nel 1971, interessante la visione del regista che ci porta a vedere la rivoluzione attraverso la soggettiva dei vari personaggi, senza privilegiare nessuno di questi. Mi è piaciuta la frase introduttiva di Mao sulla rivoluzione che si discosta dalla scena iniziale, dove troviamo il peone Miranda maltrattato, classificato come una “bestia” da ricchi  viaggiatori su una diligenza, lo zoom sulle bocche di questi mentre mangiano  e lo insultano l’ho trovato efficace. Altre 3 scene mi hanno colpito particolarmente: la prima è quella del ponte, quando il duo Miranda-Mallory aspettano che i tedeschi passino, per l’appunto, sul ponte per ucciderli. La seconda scena in cui Miranda spiega a Mallory perché non crede alla rivoluzione  e perché inizia “ quelli che sanno leggere i libri e che vanno da quelli che non sanno leggere e gli dicono cosa fare” e la scena finale quando Mallory, ormai ferito gravemente, si fa esplodere insieme ai tedeschi. Ho trovato interessante la figura del dottor Villega che prima tradisce la causa facendo la spia per i tedeschi e poi si sacrifica per redimersi. Anche se abbastanza lenti ho apprezzato i flashback chiarificatori sul passato di Mallory in Irlanda, soprattutto l’ultimo dove vediamo lui che a malincuore spara all’amico che ha fatto la spia. 
Il tutto accompagnato da una stupenda colonna sonora diretta dal maestro Ennio Morricone con il brano indimenticabile “Sean Sean” che fa da tema al film.
Giudizio: ½ (legenda). 
di 
Tatiana Coquio. 26 marzo 2008.

domenica 1 marzo 2009

PER QUALCHE DOLLARO IN PIU' (di Sergio Leone, 1965)

Sergio Leone oggi è giustamente considerato come uno dei più grandi registi che il cinema italiano abbia mai partorito, ma prima di arrivare alla consacrazione post mortem fu spernacchiato dalla critica militante per la sua adesione a modelli di cinema “di genere” in contrasto col cinema “d’autore”, secondo una desueta definizione critica. Per qualche dollaro in più, secondo di una trilogia picaresca sul West, è una sorta di variazione sul tema del predecessore, il kurosawiano Per un pugno di dollari. Lo scenario è quello di un anonimo villaggio messicano, dove il periodo storico di riferimento è solo una cornice per una spettacolare messa in scena, che sarebbe poi divenuta un modello per tutto il cinema futuro, influenzando intere generazioni di cineasti. Un montaggio rapido fatto di campi lunghi alternati a dettagli e primissimi piani che sconvolsero le regole formali del genere, e le indimenticabili musiche di Morricone come passaporto per entrare definitivamente nell’immaginario collettivo.
Se Eastwood diventava una maschera leggendaria, con poncho e sigaro d’ordinanza, e Volonté e Kinski giganteggiarono in ruoli da villain, quello di Lee Van Cleef è uno dei più belli e complessi personaggi leoniani, non soltanto figura bidimensionale per uno spettacolare balletto di morti e sparatorie, ma un cavaliere della valle solitaria disilluso e amareggiato, un eroe sul viale del tramonto in cui la dimensione della vendetta assume accenti da tragedia greca.
Giudizio:  (legenda).
di Giulio Ragni.  7 dicembre 2005.

Secondo western di Sergio Leone, a un solo anno di distanza da Per un pugno di dollari. Squadra confermata, Ennio Morricone alle musiche, Gian Maria Volonté e Clint Eastwood protagonisti, ai quali si affianca Lee Van Cleef. La vicenda sta nella ricerca di un fuorilegge (l'Indio, Volonté) da parte di due bounty-killer (Eastwood "il monco" o anche "il ragazzo", e Van Cleef, alias il colonnello Douglas Mortimer, "il vecchio"). I due cacciatori di taglie si alleano per dare la caccia alla banda dell'Indio. Tutti i fuorilegge alla fine saranno uccisi, ma non senza difficoltà. 
Secondo capitolo di quella che poi diventerà la fortunatissima Trilogia del dollaro, Per qualche dollaro in più è di una spanna superiore rispetto all'esordio western del regista romano. Il triangolo creato dai grandissimi interpreti, calati in personaggi solidi e leggendari, permette a Leone di indugiare a lungo sui volti dei tre protagonisti, sorretto dalle indimenticabili note di Morricone, raggiungendo una altissima tensione cinematografica. Il montaggio è serrato e sembra il prolungamento della magnifica colonna sonora.
Culmine della grandezza di montaggio e tensione risulta la scena del duello finale (preludio del triello del Buono, brutto e cattivo?), con Eastwood-il Monco ancora una volta spettatore interessato di una lotta tra fazioni (era già accaduto in Per un pugno di dollari, dal balcone della locanda), di nuovo ad essere compagno dello spettatore, e qui c'è tutto il tocco di Leone, nell'assistere alla Scena.
Il colonnello Mortimer, infallibile anche nel duello finale, avrà la sua vendetta sull'Indio e il Monco si godrà tutti i dollari delle taglie della banda dell'Indio. Rispetto al primo western di Leone, questo è più maturo, anche un po' più serio, se così si può dire. In più c'è certamente Lee Van Cleef, vera scommessa e riscoperta di Sergio Leone. Un attore in rovina, preda dell'alcool, rilanciato alla grande da Leone, senza il quale questo film non avrebbe raggiunto un successo simile.
Giudizio:  (legenda).
di Matteo Bursi.  23 novembre 2007.

lunedì 16 febbraio 2009

Commozione e gioia per Il premio Oscar Ennio Morricone

Ennio Morricone davanti ai giornalisti parla del suo amore per la composizione musicale e racconta alcuni divertenti aneddoti ricordando Sergio Leone e Gillo Pontecorvo
Non si è ancora spenta l’eco della consegna a Los Angeles dell’Oscar alla Carriera ad Ennio Morricone: dalla fatidica Notte degli Oscar è stato in tutto il mondo un susseguirsi di omaggi al compositore romano, le cui musiche per il cinema (oltre 450 colonne sonore) sono tra le più amate e popolari. Sarà il maestro dunque, a chiudere la Festa del Cinema con un concerto in cui dirigerà l'Orchestra e il Coro dell'Accademia Nazionale di Sante Cecilia (sabato ore 11.30). Quattro suite (Per le antiche scale, Bugsy, H2S, La città della gioia, Nostrome, Sicilo e altri frammenti e poi musiche da Mission) per un viaggio attraverso alcune della più celebri colonne sonore per il cinema. "Sono orgoglioso di chiudere con un mio concerto la Festa del Cinema – ha detto il compositore - Sono romano, abito a Roma e la città, che ha da sempre una tradizione legata al cinema, ha un diritto legittimo di fare una sua festa". Durante la conferenza stampa di presentazione del concerto finale, Ennio Moricone si è lasciato andare a ricordi e aneddoti del passato , dall'amico Gillo Pontecorvo alla stima, profonda e ricambiata, per Riccardo Muti, da Roland Joffè(regista di Mission) alle confidenze del maestro Petrassi, di cui fu allievo, passando per l'incontro con Joan Baez e le collaborazioni con Sergio Leone. (con cui ha ottenuto i maggiori successi commerciali grazie anche al rapporto di stima reciproca e la condivisione delle scelte musicali). Tante le domande per il Maestro nel Teatro Studio dell’Auditorium dove si è svolto l’incontro con la stampa: lui, con grande generosità (a patto che il giornalista urlasse forte e chiaro!) si è concesso in maniera totale anzi ha addirittura raccontato divertenti aneddoti e curiosità accadute nel corso della sua straordinaria carriera. Per Mission, Roland Joffè ha fatto suonare l'oboe a Jeremy Irons, che muoveva le dita a caso. "Per comporre quelle musiche ho usato tre temi (quello dell'oboe, il coro palestriniano e il tema etnico) - ha spiegato - Sovrapponendo il coro all'oboe e inserendo successivamente il tema etnico ho creato una rappresentazione grafica e acustica della trinità di Dio". Dopodichè Morricone ha aggiunto che, dopo il concerto per la cerimonia di chiusura della Festa del Cinema, sarà di nuovo sul podio della Sala Santa Cecilia alle ore 18 del giorno 27 Ottobre per dirigere i concerti previsti nella Stagione Sinfonica dell’Accademia: in conclusione in 4 giorni Ennio Morricone dirigerà 5 concerti con al centro le celebri colonne sonore che l’hanno consacrato nel panorama internazionale. Ma il più prolifico dei compositori è anche autore di un centinaio di brani da concerto, che egli stesso ama definire “musica assoluta”, differenziandola dalle sue partiture per il cinema chiamate “musica applicata”. I concerti della Stagione Sinfonica comunque del 27, 29 e 30 Ottobre saranno l’occasione per ascoltare la sua “musica assoluta”: “Voci dal Silenzio- Cantata contro le stragi di tutta la storia dell’umanità”. La dedica, dice Morricone, “è dentro la musica, dentro gli stessi suoni. Inizialmente avevo pensato solo all’11 Settembre, ma poi l’ho corretta perché tutte le altri stragi delle quali si parla meno, meritano di essere ricordate e commemorate”. Alla fine il maestro arriva quasi in lacrime (ci è mancato davvero poco), raccontando, con la voce strozzata dalla commozione, di quella volta che dal Ravenna Festival gli chiesero un pezzo da far dirigere al maestro Muti. " Muti mi disse: 'Lo sai perché lo dirigo bene? Perché mi piace'", ha raccontato Morricone con la voce spezzata dalla commozione.
E' davvero stupefacente l'umiltà di quest'uomo fresco di premio Oscar alla carriera, che non si definisce direttore d'orchestra perché il suo obiettivo era fare il compositore, aveva questa certezza dai tempi in cui era allievo di Petrassi e più di una volta ha avuto l'impressione che il suo maestro fosse interessato più ai compositori che ai direttori d'orchestra. "Non ho la mimica e la gestualità di Pappano, voglio solo che l'orchestra mi capisca e mi sembra che mi capisce".
di Battista Passiatore, 26 ottobre 2007.