mercoledì 11 febbraio 2009
Volti di Cinema: Cate Blanchett
Volti di Cinema: Johnny Depp
Volti di Cinema: Giovanna Mezzogiorno
giovedì 5 febbraio 2009
Scrivere d'autore: Clint Eastwood
Da questo momento in poi l’attore californiano diventa il prototipo dell’attore western; tra il 1964 e 1966 realizza insieme a Leone la cosiddetta “trilogia del denaro” che comprende oltre al già citato “Per un pugno di dollari”, anche “Per qualche dollaro in più” (1965) e “Il buono, il brutto, il cattivo” (1966).Nel 1971 con il film “Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo” il nome di Eastwood si lega indissolubilmente a quello di Harry Callaghan, ruolo che interpreterà in sei film di cui l’ultimo è “Scommessa con la morte” del 1988. Ma è negli anni ’70 che comincia anche la sua carriera come regista, il suo primo film da segnalare dietro la macchina da presa è il western del 1976 :”Il texano dagli occhi di ghiaccio. Da sottolineare l’interpretazione di Eastwood in “Fuga da Alcatraz”(1979), uno dei film più celebri di Don Siegel. Negli anni ottanta si registra un importante mutazione dei personaggi eastwoodiani; il californiano, vista anche l’avanzare dell’età, abbandona lentamente i panni del “duro” che l’avevano reso celebre e comincia a percorrere nuove strade. Ne sono testimoni film quali “Bird” e “Cacciatore bianco, uomo nero” del 1988 e 1990 (entrambi presentati al festival di Cannes) in cui nei panni del regista, Eastwood racconta le vite del sassofonista Charlie Parker prima e del regista John Huston poi.Il trionfo, tuttavia, arriva nel 1992 quando Eastwood recitò e diresse il western “Gli spietati” che alla 65esima edizione dei premi Oscar, si aggiudicò 4 statuette d’oro tra cui quelle per il miglior film e la miglior regia. Saranno poi “Mystic River” del 2003, ma soprattutto lo straordinario “Million Dollar Baby” del 2004 a garantirgli un posto nell’albo dei più grandi registi statunitensi. Interpretato in maniera maiuscola da Hilary Swank, “Million Dollar Baby” narra la tragica vita di una pugile, che oltre che con le avversarie, dovrà fare a pugni con la vita. Il film tratta in maniera garbata ed intelligente lo scottante tema dell’eutanasia e si può tranquillamente catalogare come uno dei migliori dell’ultimo decennio. Da non sottovalutare anche “Flags of our father” e “Lettere da Iwo Jima” (2006) che hanno assicurato al regista californiano altre importanti soddisfazioni.Uscirà il 14 novembre in Italia l’ultimo lavoro di Easwood, si tratta di “Changeling” con Angelina Jolie, un film di sicuro interesse in cui saprà ancora una volta mettersi in discussione.
Scrivere d'autore: Steven Spielberg
Scrivere d'autore: Tim Burton
Tim Burton nasce il 25 agosto 1958 a Burbank, California, nelle vicinanze del Valhalla Cemetery. Nell’infanzia si appassiona ai cartoni animati e ai vecchi film dell’orrore, in particolare quelli interpretati da Vincent Price. Realizza un manifesto pubblicitario per la locale società di smaltimento dei rifiuti, e tutta la città ne viene tappezzata per un anno intero. Grazie a una borsa di studio, frequenta un corso di animazione al California Institute of Arts e viene ingaggiato dalla Walt Disney per realizzare l’animazione di Stalk of the Celery (1979) e Doctor of Doom (1979), e più tardi disegna Red e Toby nemiciamici (1981). Il successivo live-action, Frankenweenie (1984), giudicato inadatto a un pubblico infantile, non viene diffuso nei cinema. Ma Paul Ruebens lo vede e ingaggia il regista per realizzare Pee Wee’s big adventure, che ha uno straordinario successo. Nel 1988, dopo tre anni, Burton torna a lavorare, e realizza Beetlejuice spiritello porcello, con Michael Keaton. Nel 1989 sposa Lena Gieseke, da cui divorzia tre anni dopo. Spinto dall’amico Danny Elfman (che musica tutti i suoi film tranne Ed Wood) gira Batman nel 1989, che lo consacra definitivamente a Hollywood. Nel 1990 esce il film tratto da un racconto del suo libro Morte malinconica del bambino ostrica e altri racconti: Edward mani di forbice. È il primo dei sei film con Johnny Depp, mentre Price interpreta lo scienziato creatore di Edward. Segue Batman-il ritorno (1992). Nello stesso anno Tim Burton si fidanza con l’attrice Lisa Marie e lavora a un documentario su Vincent Price, Conversation with Vincent, ma l’attore muore proprio durante la realizzazione. Nel 1993 esce The Nightmare before Christmas, con la collaborazione di Henry Selick, animatore della Disney. L’anno seguente esce Ed Wood, il suo più grande flop, benché Martin Landau vinca un Oscar come miglior attore non protagonista. Il regista continua a sostenere che secondo lui si tratta del suo miglior film. Nel 1996 dirige Mars Attacks!, parodia del genere fantascientifico con un cast stellare che, nonostante il successo al box office, delude molti fans del regista. Nel 1997 è membro della giuria del Festival di Cannes, e pochi anni dopo esce Il mistero di Sleepy Hollow (1999). Segue il remake de Il pianeta delle scimmie, freddamente accolto dalla critica ma molto apprezzato al box office. Sul set conosce Helena Bonham Carter, sua futura moglie e madre di Billy Ray. Sarà presente in tutti i suoi film da allora in poi. E sono i film di più grande successo per critica e pubblico: Big Fish (2003) e Charlie e la fabbrica di cioccolato (2005), nei quali utilizza il suo nuovo attore feticcio Deep Roy, e La sposa cadavere (2005). Nel 2006 dirige inoltre il video dei The Killers, Bones. Nel 2007 il Festival di Venezia gli conferisce il Leone d’Oro alla carriera, nonostante la relativa giovane età.
Scrivere d'autore: David Cronenberg
Toronto, ha esordito come scrittore di racconti di fantascienza e diverse sue opere, come Il Pasto Nudo (1991) o l’ipnotico, labirintico Spider (2002) sono tratti da romanzi.Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70 dirige diversi corti e lavora per la televisione; i suoi primi lungometraggi sono Il demone sotto la pelle (1975) e Rabid (1977) che mettono in luce il suo interesse per le mutazioni corporee e le derive psicologiche; ciò che potrebbe apparire come pazzia o devianza in Cronenberg è però sempre rappresentato come qualcosa di profondamente umano, concreto e proprio per questo maggiormente spaventoso e disturbante.Il regista affronta nei suoi film la complessità estrema e pericolosa degli esseri umani, muovendosi lungo il confine che separa la normalità e ciò che è moralmente accettabile da ciò che è istinto, pulsione soffocata; non c’è bene e non c’è male nelle opere di Cronenberg, solo uno sguardo preciso, crudele e sincero sulla natura umana. Non è facile collocare i film di Croneberg all’interno di generi chiusi: a volte definite horror o fantascienza, le sue opere sono soprattutto crudi viaggi senza ritorno all’interno di uomini e donne.Le contaminazione tra biologico ed artificiale (Rabid, Il demone sotto la pelle, La mosca, Crash, eXistenZ), la perdita psichica ed emotiva di se stessi (M. Butterfly, Spider), lo sfaldarsi della morale interiore (A History of Violence), la percezione inquietante e distruttiva del corpo (Inseparabili) sono solo alcuni dei temi su cui la complessa filmografia di Croneberg si è soffermata.Merita di essere ricordata anche la sua lunga collaborazione con il compositore Howard Shore, la cui musica raffinata, spesso trattenuta ma anche passionale ha saputo accompagnare con eleganza le immagini aggrovigliate e tormentate dell’autore canadese. Tra i numerosi premi collezionati nel corso della sua ormai trentennale carriera vanno ricordati il Leone d’Argento conquistato da eXistenZ al Festival di Berlino nel 1999 e il Premio Speciale della Giuria per Crash nel 1996 al Festival di Cannes.Sta per uscire nelle sale italiane la sua ultima opera, Eastern Promises che, dopo A History of Violence, vede nuovamente protagonista Viggo Mortensen insieme a Naomi Watts e Vincent Cassel; il film, una storia di malavita russa ambientata a Londra, è stato presentato pochi mesi fa al Toronto Film Festival dove ha vinto il People Choice Award.
Scrivere d'autore: Francis Ford Coppola
La reincarnazione e il concetto di tempo sono - ”suprema ambiguità della condizione umana” - con questi temi e queste parole ritorna con “Un’altra giovinezza” il regista di origini italiane Francis Ford Coppola. Nasce il 7 Aprile 1939 a Detroit, Michigan,cresce poi nei sobborghi di New York,suo padre è Carmine Coppola noto compositore e musicista jazz di quei tempi,sua madre un’attrice. Si diploma in drammaturgia alla Hofstra University, per specializzarsi all'UCLA in
regia. Verso la fine degli anni 60, iniziò la sua carriera professionistica realizzando film a basso budget. Grazie al suo maestro Roger Corman ,debuttò dietro alla macchina da presa, con “Terrore alla tredicesima ora”, il primo vero lungometraggio dopo “Tonite for Sure”(1962).Continuò ad affinare il suo stile, scrivendo alcune sceneggiature e realizzando altri lungometraggi come “Buttati Bernardo!”(1966) e “Sulle ali dell’arcobaleno”(1968). Ma il suo primo film di rilievo fu “Non torno a casa stasera”(1969), interessante e suggestivo, che seppe anticipare temi e motivi del cinema hollywoodiano degli anni Settanta. Nel 1969, con il suo amico regista George Lucas fonda L'American Zoetrope:una casa di produzione cinematografica indipendente. Insieme ad Edmund North vinse il premio Oscar (1971) per la sceneggiatura di “Patton, generale d’acciaio”(1970) disegnando una figura che in qualche modo anticipò il colonnello Kurtz.La consacrazione arrivò come co-autore e regista de “Il Padrino”(1972) il primo dei tre film della trilogia ispirata al romanzo omonimo di Mario Puzo,caposaldo della cinematografia, vincitore di tre premi Oscar,considerato il secondo miglior film americano della storia dall'American Film Institute. Il Padrino, ebbe anche uno dei maggiori successi al box office di tutti i tempi ,portando al regista le risorse necessarie per finanziare alcuni progetti cui stava lavorando da tempo.Il primo di questi fu proprio un film importante ma poco conosciuto “La conversazione”(1973)che trattò temi delicati anticipando quello che sarà il “caso Watergate” sempre nello stesso anno produsse “American Graffiti” di Lucas, mentre nel 1974 scrisse la sceneggiatura de “Il grande Gatsby”.Ma fu in Vietnam che ambientò il kolossal “Apocalypse Now”(1979) un film epico, tragico nei suoi contenuti,uno spaccato sull’orrore della guerra e della violenza che sconfina nello smarrimento, ispirato al romanzo Cuore di tenebra di Conrad, vinse due premi Oscar e la Palma d'Oro a Cannes.Abile nel scegliere gli interpreti e nella struttura mai ovvia e semplice di una sceneggiatura delicata,complesso nelle soluzioni delineando una rara capacità operistica.Ricordiamo tra le sue opere anche “I ragazzi della 56° strada” (1983) e “Rusty il selvaggio” (1984),oltre cha alla sua ultima nomination ,USC Scripter Award, per il film “L'uomo della pioggia” (1998).Curiosità: La sorella di Coppola è Talia Shire (scelta nel cast di Rocky da Sylvester Stallone, divenne famosissima al grande pubblico grazie al ruolo di Adriana), il nipote è Nicholas Cage, la figlia è Sofia Coppola(“Lost in Traslation”).
di Alessio Novarelli, Ottobre 2007.
Scrivere d'autore: Michael Moore
velenosi, insulti e denigrazioni come esaltazioni e appoggi incondizionati. Per questo risulta difficile trovare una definizione univoca per connotarlo. Ma cinico lo è di sicuro, questo corpulento omaccione, vestito trasandato, barba incolta e immancabile berretto da baseball a delinearne il look, nato nel Michigan nel 1954, autore di libri di culto come Stupid White Men e Che cosa hai fatto al nostro paese?, tradotti con successo anche da noi in Europa. Ma è soprattutto sulla sua attività di regista che oggi è conosciuto in tutto il mondo, sdoganando il genere documentario dalle secche del consumo puramente televisivo o giornalistico, generando una serie infinita di cloni, e trasformando il documentario persino in un successo da box-office: se oggi nelle sale cinematografiche abbondano le pellicole non fiction, buona parte del merito è suo.Sin dai tempi di Roger & Me sono apparse chiare le caratteristiche che hanno permesso a Moore di ottenere questi risultati: innanzitutto egli ha rivelato come il documentario, al pari di tutti generi narrativi, non è oggettivo, poiché, dalla selezione dei materiali al tono del racconto, c’è sempre dietro una regia, l’adozione di un punto di vista particolare. Nel caso di Moore, questa tendenza si fa ancora più esplicita in quanto egli mette in scena letteralmente se stesso, davanti alla macchina da presa e nell’uso della voce over, rivelando le proprie idee, il proprio retroterra culturale e politico, la sua personale riflessione: in questo anche i suoi più acerrimi detrattori dovrebbero riconoscergli un’onestà di fondo.La seconda caratteristica tipica del cinema di Moore è l’ironia, lo spirito sardonico che attraversa le sue pellicole, e che si caratterizza anche negli aspetti più propriamente tecnici, dal montaggio all’uso in contrasto della colonna sonora. Un umorismo nero e cattivo, che affonda come una lama nelle carni dilaniate del suo paese. Dopo essere stato arrestato, mentre girava il video di Sleep now in the fire dei Rage Against the Machine, Moore ha rapidamente scalato i vertici della popolarità: prima con il capolavoro Bowling for a Columbine (con cui vince il premio Oscar), poi la sfida al suo nemico di sempre, il presidente George W. Bush, che mette alla berlina in Fahrenheit 9/11, vincendo addirittura la Palma d’oro a Cannes. In attesa di Sicko, che affronterà il sistema ospedaliero americano, e che dopo la disoccupazione, le armi da fuoco e la guerra al terrorismo, siamo sicuri farà tremare ancora una volta l’inquilino della Casa Bianca.
Scrivere d'autore: Ermanno Olmi
interne alla ricerca del benessere e di un posto fisso nella Milano del boom. Nel 1965 il regista rende omaggio a un illustre conterraneo, papa Giovanni XXIII, con la pellicola E venne un uomo. La definitiva affermazione di Ermanno Olmi deve attendere altri tredici anni, arriva il 1978 e con la Rai di Paolo Grassi a produrre viene realizzato L’albero degli zoccoli. Palma d’oro a Cannes ’78. Olmi condensa in quest’opera tutto sé stesso: la natura, la campagna e la fatica della gente comune, quella rimasta ai lati del progresso industriale italiano. Girato interamente nella campagna bergamasca e recitato in dialetto locale dalle genti del posto, si configura come un affresco lirico della vita rurale in un tempo a noi non poi così lontano. Nel 1982 fonda a Bassano del Grappa (Vi) una scuola di cinema. Sei anni più tardi realizza La leggenda del santo bevitore, è la prima volta che il regista bergamasco si cimenta su un soggetto preesistente (è tratto dal romanzo di Joseph Roth), con il quale si aggiudica il Leone d’Oro a Venezia. Dieci anni dopo Cannes, Olmi entra nel ristrettissimo club di autori premiati sia in laguna che sulla croisette. Trascorrono diversi anni e ritroviamo nel nuovo millennio un nuovo capolavoro di Ermanno Olmi: si tratta de Il mestiere delle armi, una eccellente ricostruzione della vita di Giovanni dalle Bande Nere. La cinepresa non ha paura di affrontare le nebbie e i bui degli interni, i dettagli sono ancora una volta curati nei minimi particolari. Dopo Milano e Bergamo, Olmi prosegue il suo omaggio alla natia regione e va a girare a Mantova, sempre nelle campagne, dove tornerà qualche anno più tardi per girare anche Centochiodi. Quello che colpisce nel cinema di Ermanno Olmi è il suo irrefrenabile desiderio di andare dove solitamente il cinema italiano non va: nelle campagne, tra le nebbie, nei campi, nella ruralità che non è ancora scomparsa. Una parte del nostro Paese solitamente lontana dal grande schermo, e Olmi la rappresenta, la esalta, con poesia e passione. Non ha mai amato affidarsi a volti noti del cinema nazionale, salvo qualche caso eccezionale, preferendo mettere attori non professionisti al centro delle sue storie e ha fatto anche da operatore in quasi tutti i suoi film. E’ nato da una famiglia contadina e il suo cinema è un immenso, smisurato, poetico, omaggio alle proprie origini.