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domenica 19 aprile 2009

CARS (di John Lasseter, 2006)

La Pixar che ormai da anni sforna capolavori dell'animazione, questa volta si è concentrata sul mondo delle automobili e il risultato è quantomeno apprezzabile.
"Cars" narra di un’auto da corsa: Saetta McQueen che in viaggio verso la California rimane bloccata a Radiator Springs. Qui conoscerà l'umiltà, l'amicizia e l'amore. Venendo da film davvero straordinari quali "Mosters and co.", "Alla ricerca di Nemo", "Toy Story", "Gli Incredibili", tutti: critici e pubblico, si aspettavano molto dalla nuova pellicola pixar; e in parte le aspettative sono state deluse; ma solo in parte. Infatti al film di certo non mancano sprazzi di umorismo e di divertimento ed altri di belle emozioni.
In "Cars" infatti le auto riescono a prendere vita ed ad avere una propria personalità e le vicende inoltre a non apparire troppo scontate cosa che non sempre riesce nei film di animazione.
Giudizio  (legenda).
di Salvatore Scarpato.  15 Gennaio 2007.

ONE MAN BAND (di Mark Andrews e Anthony Jimenez, 2005)

"MERAVIGLIOSO" - Una piazza deserta di un paesino (europeo) con una fontana al centro. Una monetina in mano ad una bambina. Due mirabolanti suonatori, due one man band che richiamano lo scalcinato e irresistibile Bert (interpretato dallo straordinario Dick van Dyke) del disneyano Mary Poppins.
Per quella unica povera monetina di mancia i due suonatori dai mille strumenti iniziano una, sempre più estrema, sfida all'ultimo prodigio musicale. La sfida però va oltre i limiti e, nel trambusto provocato dai due squattrinati musicisti, la monetina cade dalla mano della dolce bimba e, maligna, cade irrimediabilmente nel tombino. Le parti si invertono. La bambina ora chiede la mancia ai due bohémiene. E nell'incredulità dei due, la piccola si farà ammirare in una sontuosa esibizione. Un passante non inquadrato sgancia un sacco pieno di monete d'oro sulla ciotola della bimba che, non sazia, nel finale si prende gioco dei due one man band.
Una delle opere più belle della preziosa collezione della Pixar. Nominato agli Oscar 2006 come miglior corto animato. E' un cortometraggio dolce, il paese che circonda la disputa è un capolavoro. Il suonatore col cappello a punta emana una personalità fortissima. Assolutamente da vedere!
Giudizio  (legenda).
di Matteo Bursi.  3 Ottobre 2007.

giovedì 16 aprile 2009

GERI'S GAME (di Jan Pinkava, 1997)

"GIOIELLINO" - Prima direzione in Pixar per il talentuoso animatore della Repubblica Ceca Jan Pinkava. Con questo cortometraggio Pinkava vinse l'Oscar per il miglior corto animato nel 1998. La "partita" evocata dal titolo è una partita a scacchi che un allegro anzianotto gioca (da solo) in un parco deserto.
Un match a scacchi contro sé stesso che non sarà poi così semplice riuscire a vincere... Pinkava punta sulle diverse personalità che può assumere l'animo umano, anche in un semplice gioco, e le mette l'una contro l'altra a sfidarsi all'ultima mossa. 
Produzione coraggiosa perché strizza meno l'occhio al pubblico infantile rispetto alle altre produzioni della casa di produzione di John Lasseter. Peccato solo che questo tentativo di uscire, anche se non completamente dal target dell'infanzia, non abbia avuto molto seguito...fino ad ora.
Giudizio  (legenda).
di Matteo Bursi.  24 Ottobre 2007.

RED'S DREAM (di John Lasseter, 1987)

"UN MERAVIGLIOSO SOGNO, ROSSO" - Tra il 1986, anno di Luxo Jr, e il 1989, John Lasseter compie la rivoluzione dell'animazione e lancia la Pixar come nuovo colosso di Cartoonia, in grado di mettere in seria crisi la storica azienda dello zio Walt.
Red's dream, realizzato da Lasseter nel 1987, è un dolce gioiellino di animazione. Breve cortometraggio, dura circa quattro minuti, che racconta il sogno di Red, un romantico monociclo rosso. Questi si immagina funambolo e giocoliere di successo; al risveglio dal momento onirico lo si vede tristemente solo, appoggiato ad un angolo del negozio di biciclette. Il soggetto è semplice, la resa strepitosa. 
La sequenza d'apertura, la ripresa della strada di notte (non sembra realizzata vent'anni fa...), regala una fotografia immaginifica, che è il punto di forza di questo bellissimo corto animato.
Giudizio (legenda).
di 
Matteo Bursi. 24 dicembre 2007.

lunedì 16 febbraio 2009

80th Academy Awards - Una snella ottantesima edizione

L’ ottantesima edizione degli Academy Awards non vede alcun film protagonista assoluto, come già in alcune delle ultime edizioni. Quattro premi a No Country for Old Men dei fratelli Coen, ben tre premi a The Bourne Ultimatum nelle categorie tecniche, due a There Will Be Blood.
Film dell’anno è eletto indiscutibilmente No Country for Old Men che vince in quasi tutte le categorie artistiche maggiori: miglior attore non protagonista allo spagnolo Javier Bardem (l’origine europea è stata una costante di tutti gli attori premiati), miglior sceneggiatura non originale (adattamento dal romanzo di Cormac McCarthy), miglior regia e subito dopo miglior film (tanto che Joel e Ethan Coen non fanno nemmeno in tempo a scendere dal palco tra un premio e l’altro).
There Will Be Blood conquista il meritatissimo riconoscimento a Daniel Day-Lewis come attore protagonista e quello per la fotografia, particolarmente espressiva ed efficace, di Robert Elswit. Dato l’altissimo spessore cinematografico dell’opera di Paul Thomas Anderson sarebbe stato più giusto una sorta di pareggio con No Country for Old Men per i gradini più alti del podio; in particolare il premio per la regia sarebbe stato pienamente meritato. There Will Be Blood è un film monumentale non per l’interpretazione di Daniel Day-Lewis, comunque straordinaria, ma per le impressionanti idee di messa in scena messe in atto da Anderson.
Tra le attrici protagoniste primeggia il trasformismo di Marion Cotillard, sorprendente Édith Piaf in La Vie en Rose, mentre come non protagonista vince a sorpresa Tilda Swinton per Michael Clayton. Premi pienamente meritati ma l’Academy ha a volte il difetto di premiare gli attori “in blocco” e così come c’è stato l’anno degli afroamericani (che vide protagonisti Halle Berry e Denzel Washington), questo è stato l’anno degli europei e ciò ha penalizzato un’interpretazione originale e raffinata come quella di Cate Blanchett in I’m not There.
Miglior film d’animazione è Ratatouille della Pixar; benché il significato di questa categoria non sia poi così chiaro (dal momento che l’animazione non è un genere ma più propriamente un mezzo espressivo e un film animato può tranquillamente concorrere anche nelle altre categorie) e ha pertanto un vago sapore di ghettizzazione, non si può negare che la straordinaria qualità artistica e tecnica raggiunta dagli animatori Pixar e l’eleganza della messa in scena abbiano indiscutibilmente meritato questo riconoscimento. Tra i due avversari,Surf’s Up e Persepolis, forse solo quest’ultimo poteva aspirare alla vittoria, in virtù delle proprie personalissime ed efficaci scelte grafiche tratte dal bel fumetto di Marjane Satrapi.
Il 2008 vede anche arrivare il secondo riconoscimento (dopo quello per The Aviator) all’arte di Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, migliori scenografi per Sweeney Todd di Tim Burton; l’Oscar per i costumi va invece alla sfarzosità diElizabeth: The Golden Age. Tra le colonne sonore primeggia Dario Marianelli con l’elegante partitura di Atonement; piena soddisfazione per il compositore italiano ma l’ottimo lavoro che Michael Giacchino ha fatto per Ratatouille poteva legittimamente aspirare al premio.
Alan Menken, pluricandidato per le canzoni del disneyano Enchanted, resta a mani vuote: trionfano infatti Glen Hansard e Markéta Irglová per Once. Assolutamente lodevole la scelta di premiare due autori pressoché sconosciuti e decisamente non-hollywoodiani ma resta lampante l’esclusione dei brani di Into the Wild dalle nominations. Film straniero è l’austriaco Il Falsario di Stefan Ruzowitzky, sconfitta invece per il corto italiano Il Supplente di Andrea Jublin.
La cerimonia nel complesso è stata piuttosto snella, forse lo sciopero degli sceneggiatori protratto fino a poche settimane fa ha pesato nell’organizzazione dello show, rendendolo meno ricco ma decisamente meno noioso, anche se i discorsi del presentatore Jon Stewart e dei vari premiatori non si sono discostati dalla consueta banalità; una premiazione un po’ più austera del solito, dunque, ma il cui bilancio dal punto di vista dell’arte cinematografica è decisamente positivo.
di Valentina Alfonsi, 27 febbraio 2008.