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lunedì 6 aprile 2009

Nomination ufficiali dei Gransito Movie Awards 2009

Domenica 5 aprile 2009 - Annunciate sul sito ufficiale del premio le nominations della nona edizione dei Gransito Movie Awards, il primo premio cinematografico online d'Italia. Si tratta di candidature molto attese, sia per chi ha contribuito quest'anno alla giuria, sia per chi con il tempo si è affezionato ai GMA.
La cinquina che si contenderà l'ambito premio del film dell'anno è la seguente: Gomorra di Matteo Garrone, Gran Torino di Clint Eastwood, Milk di Gus van Sant, The Millionaire di Danny Boyle e Wall-E di Andrew Stanton. Torna quindi un film italiano in corsa per la categoria più importante, l'ultimo ad ottenere la preziosa nomination fu Romanzo criminale nel 2006 e l'ultimo film italiano vincere come film dell'anno fu La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana, cinque anni fa. Per la prima volta i Gransito Movie Awards vedono anche un film d'animazione concorrere al titolo di miglior film del 2009. Aveva sfiorato la nomination lo scorso anno Ratatouille, ci è riuscito in questa edizione il piccolo Wall-E.
Il biopic Milk del regista statunitense Gus van Sant è il film che ottiene il maggior numero di candidature nella nona edizione dei GMA, ben dieci, seguono con nove nominees Il curioso caso di Benjamin Button (fuori però dalle categorie principali) e con otto Gomorra e Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan.
Il film di Garrone tratto dal libro best seller di Roberto Saviano riporta - grazie anche all'ottimo risultato de Il divo di Paolo Sorrentino che ottiene quattro candidature - il cinema nazionale ai livelli di eccellenza e anche i Gransito Movie Awards lo confermano. Il cinema italiano difatti ottiene diciotto nominations totali, il doppio della scorsa edizione. 
La nona edizione dei GMA si caratterizza per allontanarsi con decisione dalle indicazioni pervenute dai maggiori premi cinematografici. Non compare, ad esempio, nelle candidature GMA Penelope Cruz fresca di Oscar per Vicky Cristina Barcelona. Nelle due categorie più importanti troviamo solo quattro nomination su dieci in comune con l'Academy Awards ed è un segnale da non sottovalutare: indica che l'annata cinematografica si è svincolata dai tradizionali lungometraggi "da Oscar". Valga per tutti la doppietta italiana al Festival di Cannes 2008, ma è un discorso che non si limita al cinema nostrano, ma coinvolge un eterogeneo gruppo di lungometraggi dai tratti decisamente extrahollywoodiani (da Juno a Il treno per il Darjeeling, da Gran Torino a Lasciami entrare sino a Un bacio romantico). 
I vincitori della nona edizione dei Gransito Movie Awards verranno annunciati il prossimo 3 maggio.   Matteo Bursi
Ecco, nel dettaglio, tutti i vincitori:

  Miglior Film  (Best movie - Meilleur film - Mejor pelicula - Bester film)
- Gomorra (di Matteo Garrone)
- Gran Torino (di Clint Eastwood)
- Milk (di Gus van Sant)
- The Millionaire (di Danny Boyle)
- Wall-E (di Andrew Stanton)

  Miglior Regista  (Best director)
- Danny Boyle (The Millionaire)
- Clint Eastwood (Gran Torino)
- Christopher Nolan (Il cavaliere oscuro)
- Paolo Sorrentino (Il divo)
- Gus van Sant (Milk)

  Miglior Attore  (Best actor in leading role)
- Frank Langella (Frost/Nixon)
- Sean Penn (Milk)
- Brad Pitt (Il curioso caso di Benjamin Button)
- Mickey Rourke (The Wrestler)
- Toni Servillo (Il divo)

  Miglior Attrice  (Best actress in leading role)
- Angelina Jolie (Changeling)
- Meryl Streep (Il dubbio)
- Meryl Streep (Mamma Mia!)
- Kate Winslet (Revolutionary Road)
- Kate Winslet (The Reader)

  Migliore Sceneggiatura originale  (Best original screenplay)
- Be kind rewind
- Gran Torino
- Il treno per il Darjeeling
- In Bruges
- Juno
- Milk
- Wall-E

  Migliore Sceneggiatura non originale  (Best adapted screenplay)
- Gomorra
- Il curioso caso di Benjamin Button
- Il dubbio

  Miglior Film Italiano  (Best italian movie)
- Due partite (di Enzo Monteleone)
- Gomorra (di Matteo Garrone)
- Il divo (di Paolo Sorrentino)
- Il papà di Giovanna (di Pupi Avati)
- Un giorno perfetto (di Ferzan Ozpetek)

  Miglior Attore non protagonista  (Best actor in supporting role)
- James Franco (Milk)
- Elio Germano (Come Dio comanda)
- Philip Seymour Hoffman (Il dubbio)
- Heath Ledger (Il cavaliere oscuro) 
- Toni Servillo (Gomorra)

  Miglior Attrice non protagonista  (Best actress in supporting role)
- Amy Adams (Il dubbio)
- Cate Blanchett (Il curioso caso di Benjamin Button)
- Viola Davis (Il dubbio)
- Maria Nazionale (Gomorra)
- Marisa Tomei (The Wrestler)

  Miglior Film Indipendente  (Best indipendent movie)
- Be kind rewind (di Michel Gondry, Stati Uniti)
- Juno (di Jason Reitman, Stati Uniti)
- La classe (di Laurent Cantet, Francia)
- Lasciami entrare (di Tomas Alfredson, Svezia)
- The Orphanage (di Juan Antonio Bayona, Messico/Spagna)

  Miglior Film d'animazione  (Best animated movie)
- Kung Fu Panda (di Mark Osborne e John Stevenson, Dreamworks, Usa)
- Valzer con Bashir (di Ari Folman, Bridgit Folman Film, Israele)
- Wall-E (di Andrew Stanton, Pixar/Walt Disney, Usa)

  Migliore Fotografia  (Best cinematography)
- Changeling
- Gomorra
- Il cacciatore di aquiloni
- Il cavaliere oscuro
- Un bacio romantico

  Miglior Trucco  (Best make-up)
- Il cavaliere oscuro
- Il curioso caso di Benjamin Button
- Milk
- The Reader
- W

  Migliori Costumi  (Best costume design)
- Changeling
- Il cavaliere oscuro
- Il curioso caso di Benjamin Button
- La duchessa
- Milk

  Migliori Scenografie  (Best set decoration)
- Changeling
- Il cavaliere oscuro
- Il curioso caso di Benjamin Button
- Lezione ventuno 
- Revolutionary Road

  Miglior Montaggio  (Best editing)
- Il cavaliere oscuro
- Il curioso caso di Benjamin Button
- Il divo
- Nessuna verità
- The Millionaire

  Miglior Colonna sonora  (Best soundtrack)
- Juno
- Mamma Mia!
- The Millionaire
- The Wrestler
- Un bacio romantico

  Migliori Effetti speciali  (Best visual effects)
- Il cavaliere oscuro
- Il curioso caso di Benjamin Button
- Ultimatum alla Terra

  Miglior Canzone per film  (Best original song)
- "Jai oh" (A.R.Rahman e Gulzar, The Millionaire)
- "The Greatest" (Cat Power, Un bacio romantico)
- "The Wrestler" (Bruce Springsteen, The Wrestler)

  Miglior Coppia sullo schermo  (Best on-screen duo)
- Brad Pitt & Cate Blanchett (Il curioso caso di Benjamin Button)
- Leonardo DiCaprio & Kate Winslet (Revolutionary Road)
- Philip Seymour Hoffman & Meryl Streep (Il dubbio)
- Sean Penn & James Franco (Milk)
- Viggo Mortensen & Ed Harris (Appaloosa)

  Sequenza cult  (Cult sequence)
- Corsa al ralenti dei fratelli Whitman per raggiungere il treno in partenza 
(Il treno per il Darjeeling)
- Il poliziotto insegue i due fratelli nella baraccopoli - Sequenza iniziale
(The Millionaire)
- La prova di coraggio (Gomorra)

  Rivelazione Femminile  (Breakthrough female performance)
- Diablo Cody (sceneggiatrice; Juno)
- Ellen Page (attrice; Juno)
- Isabella Regonese (attrice; Tutta la vita davanti)
- Lina Leandersson (attrice; Lasciami entrare)
- Olga Kurylenko (attrice; Quantum of Solace)

  Rivelazione Maschile  (Breakthrough male performance)
- Ari Folman (regista; Valzer con Bashir)
- Diego Luna (attore; Milk)
- Jack Black (attore; Be kind rewind)
- James Franco (attore; Milk)
- Salvatore Cantalupo (attore; Gomorra)

mercoledì 11 marzo 2009

81st Academy Awards. Lo sguardo oltre Hollywood.

L’ottantunesima edizione del Premio cinematografico per eccellenza, la prima dell’era Obama, rende omaggio allo splendido The Millionaire, tragico dipinto della povertà nell’India contemporanea ad opera di Danny Boyle. Il miglior film è dunque una produzione non-hollywoodiana, una pellicola extra-statunitense con respiro umanitario e malinconico. L’Academy ha sempre dimostrato di seguire attentamente i movimenti della politica e quale miglior mossa se non assegnare la statuetta più ambita ad un momento di cinema così vicino al messaggio di speranza del nuovo inquilino della Casa Bianca. Come da ormai comprovata tradizione delle ultime edizioni – succede per la quinta volta negli ultimi sei anni – la miglior pellicola dell’anno si aggiudica trionfalmente anche l’Oscar per la regia, vinta dall’inglese Boyle. Per capire la portata del trionfo del film ambientato tra le baraccopoli di Mumbai nella serata glamour del Kodak Theatre, bastino i numeri: 8 Oscar conquistati da The Millionaire. Alle due big categories si affiancano la vittoria come miglior sceneggiatura non originale – il film è tratto dal romanzo Le dodici domande di Swarup Vikas – ed un corposo bottino nelle categorie tecniche e sonore. Clamorosa l’affermazione della canzone Jai Hò. Alla vigilia dell’annuncio delle nominations ufficiali dell’81st Academy Awards, dopo la premiazione ai Golden Globes, pareva certa una vittoria di Bruce Springsteen, per l’opera originale creata per The Wrestler. La pellicola diretta da Darren Aronofsky vede sfuggire di mano anche l’altra possibile statuetta, quella che Mickey Rourke attendeva per la sua struggente interpretazione di un vecchio wrestler, già apprezzato al recente Festival di Venezia. Il miglior attore dell’anno è invece l’eclettico Sean Penn, splendido Harvey Milk - attivista e consigliere politico omosessuale assassinato nell’America del secondo Novecento – nel drammatico bio-pic di Gus van Sant. Penn – che bissa l’Oscar per Mystic River cinque anni dopo e ritorna alla Notte degli Oscar da trionfatore dopo i mancati premi della scorsa edizione per il suo Into the wild – dal palco della premiazione omaggia Rourke in platea della vittoria. Per Milk anche il preziosissimo premio per la migliore sceneggiatura originale. Nella categoria miglior attrice affermazione, ampiamente preventivata nelle ultime settimane e confermata dall’indicazione dei Globes, di Kate Winslet per la performance in The Reader. La piccola Rose arriva all’Oscar undici anni dopo il crack Titanic e ci arriva prima di Leonardo DiCaprio – suo compagno nel film di Cameron – che di recente l’ha definita “la più grande attrice della sua generazione” a suggello di una statuetta meritata. L’avrebbe meritata ampiamente anche Meryl Streep, già “Signora degli Oscar” con il record di nomination ottenute nella storia dell’Academy, ben quindici.  I non protagonisti vedono l’omaggio postumo allo straordinario Joker di Heath Ledger nell’ottimo secondo capitolo del Batman di Christopher Nolan. Ledger, scomparso già da un anno, potrebbe rappresentare – o forse già rappresenta – il nuovo capitolo della mitizzazione divistica tipica di Hollywood. Non è stata però l’eredità dell’aura di James Dean a fargli arrivare un Oscar postumo, ma il suo grande talento già ampiamente espresso nei precedenti Brokeback Mountain e Io non sono qui. La categoria supporting actress porta ad un’attrice spagnola il primo premio Oscar: è Penelope Cruz nel discusso Vicky Cristina Barcelona di Allen ad ottenere la prima statuetta – tra gli attori – per il suo paese. La Cruz, sublime in Volver (ignorato in passato dall’Academy), riceve un’Oscar in una cinquina non certo densa di performance indimenticabili. La categoria riservata al cinema d’animazione vede la vittoria di Wall-E, nuova meraviglia di casa Pixar. Con la statuetta vinta dal dolce robot solitario la casa di John Lasseter realizza la seconda doppietta all’Academy: Wall-E, difatti, succede a Ratatouille – come Gli Incredibili vinse l’Oscar dopo il trionfo del pesciolino Nemo. La Pixar si conferma la casa di produzione regina nel cinema d’animazione del nuovo millennio, da quando è stato istituito l’Oscar al cartoon dell’anno ha conquistato quattro degli otto premi assegnati. Non era stato nominato nella categoria dei film animati l’ottimo Valzer con Bashir. La pellicola israeliana dirottata nella categoria film straniero esce a mani vuote dalla notte dell’Academy, a differenza dell’esito dei Golden Globes. Il miglior film straniero del 2008 è il giapponese Departures. La categoria riservata al cinema non americano introduce le note dolenti. In prima fila di color che non escono trionfanti c’è il nostro Paese. Per sette mesi, dai fasti gloriosi sulla Croisette, l’Italia cinematografica dava per scontata la nomination di Gomorra agli Oscar e per probabile l’affermazione finale come film straniero dell’anno. La candidatura all’eccellente film di Matteo Garrone non è arrivata e il cinema nazionale sul palco del Kodak Theatre di Los Angeles è stato rappresentato unicamente da Sofia Loren, che ha presentato l’Oscar per la miglior attrice. Se la nuova onda del nostro cinema intravista al Festival di Cannes del 2008, con i successi delle opere di Garrone e Sorrentino sarà confermata dalla continuità di produzioni di livello – vero tallone d’Achille dell’Italia cinematografica – altre nomination arriveranno certamente, non c’è da dubitarne. Nella flotta dei “delusi”, anche qui le virgolette sono d’obbligo, c’è Il curioso caso di Benjamin Button di David Fincher. La pellicola ottiene tre premi, ma si era presentato sul red carpet con il petto gonfio di tredici nominees. Il vero flop dell’annata di premi cinematografici è il tanto atteso kolossal Australia, targato Baz Luhrmann. L’Academy – non prendendolo proprio in considerazione – l’ha definitivamente rimandato al giudizio del pubblico. Così gli Oscar arrivano a quota 81, in una serata che ha visto l’introduzione della contemporanea presenza di cinque premi Oscar a presentare gli attori protagonisti candidati: un grandioso effetto speciale in “stile Hollywood” vedere sul palco De Niro, Hopkins, Douglas, Loren, Kidman e MacLaine apparire a ricordarci la luccicante e patinata storia del premio Oscar.

lunedì 23 febbraio 2009

81st Academy Awards - I vincitori

Nella attesissima ottantunesima edizione della notte degli Oscar, il momento esclusivo in cui Hollywood celebra sé stessa, trionfa (confermando l’esito dei recenti Golden Globes, ma smentendo molti dei pronostici che non lo davano tra i favoriti) il film “The Millionaire” di Danny Boyle. La pellicola girata ed ambientata tra le baraccopoli di Mumbai si aggiudica anche l’altra ambita statuetta per la migliore regia. Ecco nel dettaglio tutti i vincitori della serata dell'81ma Academy Awards:

Miglior film: “The Millionaire”
Miglior regista: Danny Boyle (’The Millionaire”)
Miglior attore: Sean Penn (’Milk’)
Miglior attrice: Kate Winslet (”The Reader”)
Miglior attore non protagonista: Heath Ledger (”Il cavaliere oscuro”)
Miglior attrice non protagonista: Penelope Cruz (”Vicky, Cristina Barcelona”)
Miglior sceneggiatura: Dustin Lance Black (”Milk”)
Miglior sceneggiatura non originale: Simon Beaufoy (”The Millionaire”)
Miglior film d’animazione: “Wall-E”
Miglior fotografia: Anthony Dod Mantle (”The Millionaire”)
Miglior montaggio: Chris Dickens (”The Millionaire”)
Miglior scenografia: D. G. Burt e Victor J. Zolfo (”Il curioso caso di Benjamin Button”)
Migliori costumi: Michael ÒConnor (”La Duchessa”)
Miglior trucco: Greg Cannom (”Il curioso caso di Benjamin Button”)
Miglior colonna sonora: A.R. Rahman (”The Millionaire”)
Miglior canzone originale: “Jai Hò in “The Millionaire”
Miglior montaggio sonoro: Richard King (”Il cavaliere oscuro”)
Miglior suono: Ian Tapp, Richard Pryke e Resul Pookutty (”The Millionaire”)
Migliori effetti speciali: Eric Barba, Steve Preeg, Burt Dalton e Craig Barron (”Il curioso caso di Benjamin Button”)
Miglior film straniero: “Departures” (Giappone)
Miglior documentario: “Man on wire”
Miglior cortometraggio documentario: “Smile Pinki”
Miglior corto d”animazione: “La maison en petits cubes”
Miglior cortometraggio: “Spielzeugland”.
Premio “Jean Hersholt”: Jerry Lewis.

Matteo Bursi

lunedì 16 febbraio 2009

80th Academy Awards - Una snella ottantesima edizione

L’ ottantesima edizione degli Academy Awards non vede alcun film protagonista assoluto, come già in alcune delle ultime edizioni. Quattro premi a No Country for Old Men dei fratelli Coen, ben tre premi a The Bourne Ultimatum nelle categorie tecniche, due a There Will Be Blood.
Film dell’anno è eletto indiscutibilmente No Country for Old Men che vince in quasi tutte le categorie artistiche maggiori: miglior attore non protagonista allo spagnolo Javier Bardem (l’origine europea è stata una costante di tutti gli attori premiati), miglior sceneggiatura non originale (adattamento dal romanzo di Cormac McCarthy), miglior regia e subito dopo miglior film (tanto che Joel e Ethan Coen non fanno nemmeno in tempo a scendere dal palco tra un premio e l’altro).
There Will Be Blood conquista il meritatissimo riconoscimento a Daniel Day-Lewis come attore protagonista e quello per la fotografia, particolarmente espressiva ed efficace, di Robert Elswit. Dato l’altissimo spessore cinematografico dell’opera di Paul Thomas Anderson sarebbe stato più giusto una sorta di pareggio con No Country for Old Men per i gradini più alti del podio; in particolare il premio per la regia sarebbe stato pienamente meritato. There Will Be Blood è un film monumentale non per l’interpretazione di Daniel Day-Lewis, comunque straordinaria, ma per le impressionanti idee di messa in scena messe in atto da Anderson.
Tra le attrici protagoniste primeggia il trasformismo di Marion Cotillard, sorprendente Édith Piaf in La Vie en Rose, mentre come non protagonista vince a sorpresa Tilda Swinton per Michael Clayton. Premi pienamente meritati ma l’Academy ha a volte il difetto di premiare gli attori “in blocco” e così come c’è stato l’anno degli afroamericani (che vide protagonisti Halle Berry e Denzel Washington), questo è stato l’anno degli europei e ciò ha penalizzato un’interpretazione originale e raffinata come quella di Cate Blanchett in I’m not There.
Miglior film d’animazione è Ratatouille della Pixar; benché il significato di questa categoria non sia poi così chiaro (dal momento che l’animazione non è un genere ma più propriamente un mezzo espressivo e un film animato può tranquillamente concorrere anche nelle altre categorie) e ha pertanto un vago sapore di ghettizzazione, non si può negare che la straordinaria qualità artistica e tecnica raggiunta dagli animatori Pixar e l’eleganza della messa in scena abbiano indiscutibilmente meritato questo riconoscimento. Tra i due avversari,Surf’s Up e Persepolis, forse solo quest’ultimo poteva aspirare alla vittoria, in virtù delle proprie personalissime ed efficaci scelte grafiche tratte dal bel fumetto di Marjane Satrapi.
Il 2008 vede anche arrivare il secondo riconoscimento (dopo quello per The Aviator) all’arte di Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, migliori scenografi per Sweeney Todd di Tim Burton; l’Oscar per i costumi va invece alla sfarzosità diElizabeth: The Golden Age. Tra le colonne sonore primeggia Dario Marianelli con l’elegante partitura di Atonement; piena soddisfazione per il compositore italiano ma l’ottimo lavoro che Michael Giacchino ha fatto per Ratatouille poteva legittimamente aspirare al premio.
Alan Menken, pluricandidato per le canzoni del disneyano Enchanted, resta a mani vuote: trionfano infatti Glen Hansard e Markéta Irglová per Once. Assolutamente lodevole la scelta di premiare due autori pressoché sconosciuti e decisamente non-hollywoodiani ma resta lampante l’esclusione dei brani di Into the Wild dalle nominations. Film straniero è l’austriaco Il Falsario di Stefan Ruzowitzky, sconfitta invece per il corto italiano Il Supplente di Andrea Jublin.
La cerimonia nel complesso è stata piuttosto snella, forse lo sciopero degli sceneggiatori protratto fino a poche settimane fa ha pesato nell’organizzazione dello show, rendendolo meno ricco ma decisamente meno noioso, anche se i discorsi del presentatore Jon Stewart e dei vari premiatori non si sono discostati dalla consueta banalità; una premiazione un po’ più austera del solito, dunque, ma il cui bilancio dal punto di vista dell’arte cinematografica è decisamente positivo.
di Valentina Alfonsi, 27 febbraio 2008.

80th Academy Awards - La notte degli Oscar

Ottanta e non sentirli. Cosi, passato l’uragano dello sciopero degli sceneggiatori, Hollywood soffiare senza incertezze su questo importante traguardo, celebrando, rievocando, tutta la storia del cinema che è passata di li. E chi si aspettava verdetti scontati è rimasto interdetto, ulteriore dimostrazione di come, malgrado l’età, da queste parti ci sia ancora voglia di stupirsi e di stupire. Cosi, condotta magnificamente dall’irriverente comico Jon Stewart (noto negli States per un show tutto suo, in cui mette alla berlina tutto e tutti), si consuma la notte più attesa da chi fa il cinema e da chi lo ama. I primi premi assegnati sono, per dirla tutta, prevedibili e scontati. “Elizabeth: The Golden Age” vince per i migliori costumi mentre, “Ratatouille” vince facilmente come miglior film d’animazione. Poi arriva il premio per il miglior trucco. E qui arriva la prima sorpresa o, per meglio dire, la sua anticipazione. Ad aggiudicarselo è infatti “La vie en rose”, film francese sulla vita della della cantante Edith Piaf, e qui viene il sospetto che la sua interprete, l’outsider Marion Cotillard possa nutrire delle più che legittime speranze. Ma non c’è tempo per riflettere e lo show che deve andare avanti inietta, in noi italiani, un po’ di orgoglio patrio per la conferma, se ce ne fosse stato bisogno, di Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, sdoganati non più di tre anni fa quando vinsero, dopo innumerevoli candidature, l’Oscar per la miglior scenografia di “The Aviator”, che stavolta vincono l’ambita statuetta per i set gotici di “Sweeney Todd” (uno dei grandi delusi, sia in nomination, che in premi vinti, dato che questo sarà l’unico per il film di Tim Burton) e per l’affermazione del pisano Dario Marianelli che dopo una nomination, riesce ad aggiudicarsi il premio per la migliore colonna sonora originale di “Espiazione” (altro “grande” atteso lasciato a bocca asciutta). Ma come è detto è l’Oscar delle affermazioni inaspettate. Non ci si può quindi non emozionare di fronte al volto sconvolto di Tilda Swinton, vincitrice a sorpresa come miglior attrice non protagonista. Qui la favorita era l’australiana Blanchett per la sua incredibile trasformazione in Bob Dylan di “Io non sono qui” che ha dovuto abdicare, e mai termine qui fu più esatto, in favore anche di un’incredula Marion Cotillard, la cui reazione ci ricorda che cosa siano gli Oscar. Li possiamo snobbare, dire che sono soltanto un premio quando, i premi e le categorie nell’arte non dovrebbero nemmeno esistere. Si può dire che, in fondo, è tutto pilotato e che il cinema americano non è necessariamente il centro del mondo di celluloide. Poi però, regolarmente, quando ci si trova in quel cinema e, magari, viene chiamato il proprio nome è come se per un attimo ci si ricordasse perché si è cominciato a fare quel lavoro. Ci si sente “rocked” (scossi, sconvolti, appunto), parte di una storia  lunga quasi cento anni, fatti di nomi incredibili e momenti indimenticabili ( che vengono, come, immancabilmente rievocati lungo tutta la serata) e ci si scioglie come bambini. E’ quell’attimo che artisticamente ti cambia vita e poi, via, si va avanti. Ancora Europa nella notte d’America: lo spagnolo Bardem, vince come miglior attore non protagonista nel film dei Coen ( che poi vincerà anche nelle altre categorie principali)  e l’irlandese Daniel Day Lewis (miglior attore ne “Il petroliere”, altro grande deluso). I Coen, appunto, che dopo i mezzi passi falsi di “Ladykillers” e “Prima ti sposo, poi ti rovino”, vincono con il loro nuovo riconosciuto capolavoro, “Non è un paese per vecchi”, le statuette per la miglior sceneggiatura non originale, per la regia, e per il miglior film.
Quali conclusioni si possono trarre dalla serata? Molte e sicuramente stimolanti. Intanto che per la prima volta in assoluto le statuette per i miglior interpreti sia maschili che femminili, protagonisti e non, vanno a tutte ad attori e attrici non americani/e e in particolar modo, tutti europei. Una coincidenza del destino oppure un’inaspettata apertura da parte dell’Accademy? Sicuramente un segno inequivocabile e un conseguente riconoscimento di una crescita di professionalità nell’”industria” europea. Non è sicuramente qui il caso di tirar le orecchie agli attori italiani ma  dovrebbe essere, almeno, motivo di riflessione. Le porte di Hollywood sono aperte anche a loro, manca solo la giusta determinazione per varcarle. Poi, ovviamente, non possiamo non parlare dei grandi delusi. Prima di tutto lo spettacolare affresco di Paul Thomas Anderson, “Il Petroliere”, che se in partenza era dato tra i favoriti, ha visto man mano andar via tutti i premi, dovendosi accontentare soltanto della “fotografia” e del “miglior attore”. “Sweeney Todd”, che come già detto era escluso dai premi maggiori, si è visto premiare soltanto per la scenografia mentre è ancora più clamoroso quanto avvenuto con “Into the Wild”. Il film di Sean Penn è magnifico sotto tutti i punti di vista ma è come caduto nel dimenticatoio, insieme alle musiche travolgenti di Eddie Vedder. “Espiazione”, probabilmente sopravvalutato, si può comunque considerare deluso dal solo premio per la colonna sonora.“Sicko” di Michael Moore, stavolta scalzato da “Taxi to the Dark Side”, denuncia delle violenze dei soldati americani nei confronti dei prigionieri (“Annunciato” peraltro dai soldati stessi in diretta dai territori di guerra…). Sorridono, invece, l’ex-spogliarellista Diablo Cody che firma la vincente sceneggiatura originale di “Juno” ( e ora speriamo non si perda, data la carenza di idee vergini nel panorama del cinema americano) e il terzo capitolo di “Bourne” che, senza tante velleità, riesce ad affermarsi nelle categorie tecniche di miglior montaggio e mixaggio sonoro e in quella “nobile” di miglior montaggio. Miglior film straniero è il tedesco “Il Falsario”, mentre non ce la fa per un soffio “Il supplente” di Andrea Jublin, nei corti, ma, va detto, che probabilmente nemmeno lui avrebbe scommesso, giusto un anno fa, di trovarsi seduto li. 
Le luci si spengono e le stelle tornano a casa. Lasciandoci addosso la sensazione che qui tutto è possibile, che ognuno può realizzare il suo sogno, perché qui gli angeli esistono davvero.
di Stefano Cavalli, 25 febbraio 2008.

80th Academy Awards - I vincitori

24 febbraio 2008 - E' andata in scena al Kodak Theatre di Los Angeles l'ottantesima edizione della Notte degli Oscar. Miglior film dell'anno è "Non è un paese per vecchi", dei fratelli Coen (vincitori anche del premio alla regia). Di seguito l'elenco di tutti i vincitori.  (Matteo Bursi)

MIGLIOR FILM
“Non è un paese per vecchi” 

MIGLIOR REGISTA
“Non è un paese per vecchi” Joel Coen and Ethan Coen 

MIGLIOR ATTORE 
Daniel Day-Lewis in “Il Petroliere” 

MIGLIOR ATTRICE
Marion Cotillard in “La Vie en Rose” 

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA 
Javier Bardem in “Non è un paese per vecchi” 

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA 
Tilda Swinton in “Michael Clayton” 

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
“Juno” 

MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
“Non è un paese per vecchi” 

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
“Ratatouille”

MIGLIORI SCENOGRAFIE 
“Sweeney Todd” 

MIGLIOR FOTOGRAFIA 
“Il Petroliere” 

MIGLIORI COSTUMI
“Elizabeth: The Golden Age” 

MIGLIOR MONTAGGIO
“The Bourne Ultimatum” 

MIGLIOR FILM STRANIERO
“The Counterfeiters” Austria 

MIGLIOR TRUCCO
“La Vie en Rose” 

MIGLIOR COLONNA SONORA ORIGINALE 
“Espiazione” 

MIGLIOR CANZONE ORIGINALE
“Falling Slowly” - “Once”

MIGLIOR SONORO
“The Bourne Ultimatum” 

MIGLIORI EFFETTI SONORI
“The Bourne Ultimatum” 

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI
“La bussola d'oro”

80th Academy Awards - Commento alle nomination

Los Angeles. Samuel Goldwyn Theater di Beverly Hills. Alle 5.30 del mattino ora locale, sono state  annunciate le candidature all’evento cinematografico più importante e più atteso dell’anno: gli Oscar, lo show che quest’anno, per la prima volte nella sua longeva storia, rischia di essere cancellato a causa dello sciopero che ormai da novembre ha messo in crisi gli ingranaggi della macchina cinematografica americana. Ma, come si suol dire in questi casi, “the show must go on”. E quindi ecco puntuali come sempre le attesissime candidature. 
I tre film che hanno incassato più nominations (8 per l’esattezza) sono “Micheal Clayton”, “There will be blood” e “No Country for Old Men”. “Michel Clayton” è il lizza per le categori più importanti: miglior attore protagonista (George Clooney), miglior attore non protagonista (Tom Wilkinson), miglior attrice non protagonista (Tilda Swinton), miglior sceneggiatura originale e miglior film. Un film politico e molto critico, che rafforza la tendenza degli Accademy Award a favorire questo tipo di pellicole. 
Per la categoria di miglior attore Clooney è però in buona compagnia: se Daniel Day-Lewis (There Will Be Blood) riconferma tutta la sua bravura in ruoli duri e drammatici e Johnny Depp (Sweeney Todd) ci dimostra come il suo sodalizio con Tim Burton è ormai rodato e capace di grandi cose, una gradita sorpresa ce la riserva Tommy Lee Jones (Nella Valle di Elah), che ritorna alla ribalta dopo tanti anni. Completa la cinquina Viggo Mortensen, che violento e tatuato in “La promessa dell’assassino” ha regalato una egregia prova d’attore. 
Tra le donne spicca Cate Blanchett. Se con la straordinaria interpretazione della regina Elisabetta in “Elizabeth: the Golden Age” si è aggiudicata la candidatura come miglior attrice protagonista, la sua trasformazione in Bob Dylan nel film “I'm not There”, già premiata con un Golden Globe, le ha regalato la candidatura come attrice non protagonista. Un’impresa, quella di ricevere due candidature per due film diversi, riuscita a poche attrici e che suggella la maestosità dell’attrice australiana. Poche le speranze della giovane Ellen Page, che candidata per “Juno” dovrà scontrarsi con altri “pezzi da novanta” come Julie Christie (Away from Her) e Marion Cotillard (La Vie en Rose). 
Per il miglior film e miglior regista, grande delusione per la Mancata nomina di Sean Penn in entrambe le categorie: il suo film “Into the Wild” è il film più snobbato in questa corsa agli Oscar. Neppure la strepitosa interpretazione del suo giovane attore, Emile Hirsch, è riuscita a colpire i rappresentati dell’Academy. In lizza per la miglior regia ci sono invece i fratelli Coen, che ritornano alla ribalta con “No Country for Old Men” candidato anche a miglior film, e “There Will Be Blood” di Paul Thomas Anderson. Escluso dalla corsa alla statuetta come miglior film straniero il film di Giuseppe Tornatore: “La sconosciuta”. A Mantenere alto il nome italiano ci pensano però le candidature di Andrea Jublin per “Il supplente” nella categoria cortometraggi, e di Dario Marianelli e Marco Beltrami per le migliori musiche originali, rispettivamente, in “Espiazione” e “Quel treno per Yuma”. Per il premio più ambito, quello di mglior film dell’anno, oltre ai già citati “No Country for Old Men”, “Micheal Clayton”, e “There will be blood”, in lizza ci sono anche “Espiazione” (film che oltre ad aver vinto un Golden Globe come miglior film drammatico ha letteralmente spopolato ai BAFTA inglesi con ben 14 premi) e la commedia “Juno” che regala un po’ di colore a questa lista fatta di film impegnati e seri. 
Chi vincerà la statuetta? L’appuntamento è fissato per il 24 febbraio, quando al Kodak Theatre di Los Angeles si accenderanno i riflettori sull’ 80 notte degli Oscar.

80th Academy Awards - Le nomination

22 gennaio 2008 - Annunciate nel pomeriggio le nomination ufficiali della ottantesima edizione degli Oscar. Il successore di The Departed, miglior film nel 2007, sarà uno tra Espiazione, Juno, Michael Clayton, Non è un paese per vecchi e Il petroliere. La sconosciuta, di Giuseppe Tornatore non entra nella cinquina del miglior film straniero.  (Matteo Bursi)

MIGLIOR FILM
“Espiazione” 
“Juno” 
“Michael Clayton” 
“Non è un paese per vecchi” 
“Il Petroliere” 

MIGLIOR REGISTA
“Lo scafandro e la farfalla” Julian Schnabel 
“Juno” Jason Reitman 
“Michael Clayton” Tony Gilroy 
“Non è un paese per vecchi” Joel Coen and Ethan Coen 
“Il Petroliere” Paul Thomas Anderson 

MIGLIOR ATTORE 
George Clooney in “Michael Clayton”
Daniel Day-Lewis in “Il Petroliere” 
Johnny Depp in “Sweeney Todd” 
Tommy Lee Jones in “Nella valle di Elah” 
Viggo Mortensen in “La promessa dell'assassino” 

MIGLIOR ATTRICE
Cate Blanchett in “Elizabeth: The Golden Age” 
Julie Christie in “Away from Her”
Marion Cotillard in “La Vie en Rose” 
Laura Linney in “The Savages” 
Ellen Page in “Juno”

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA 
Casey Affleck in “L'assassinio di Jesse James..."
Javier Bardem in “Non è un paese per vecchi” 
Philip Seymour Hoffman in “La guerra di Charlie Wilson” 
Hal Holbrook in “Into the Wild” 
Tom Wilkinson in “Michael Clayton” 

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA 
Cate Blanchett in “Io non sono qui” 
Ruby Dee in “American Gangster”  
Saoirse Ronan in “Espiazione”  
Amy Ryan in “Gone Baby Gone”
Tilda Swinton in “Michael Clayton” 

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
“Juno” 
“Lars e una ragazza tutta sua”  
“Michael Clayton” 
“Ratatouille”
“The Savages” 

MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
“Espiazione” 
“Away from Her” 
“Lo scafandro e la farfalla” 
“Non è un paese per vecchi” 
“Il Petroliere” 

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
“Persepolis” 
“Ratatouille”
“Surf's Up” 

MIGLIORI SCENOGRAFIE 
“American Gangster” 
“Espiazione”
“La bussola d'oro” 
“Sweeney Todd” 
“Il Petroliere”

MIGLIOR FOTOGRAFIA 
“TL'assassinio di Jesse James...”
“Espiazione” 
“Lo scafandro e la farfalla”
“Non è un paese per vecchi” 
“Il Petroliere” 

MIGLIORI COSTUMI
“Across the Universe”
“Espiazione” 
“Elizabeth: The Golden Age” 
“La Vie en Rose” 
“Sweeney Todd”  

MIGLIOR MONTAGGIO
“The Bourne Ultimatum” 
“Lo scafandro e la farfalla” 
“Into the Wild” 
“Non è un paese per vecchi” 
“Il Petroliere” 

MIGLIOR FILM STRANIERO
“Beaufort” Israele 
“The Counterfeiters” Austria 
“Katyń” Polonia 
“Mongol” Kazakistan 
“12” Russia

MIGLIOR TRUCCO
“La Vie en Rose” 
“Norbit” 
“Pirati dei Caraibi: ai confini del mondo” 

MIGLIOR COLONNA SONORA ORIGINALE 
“Espiazione” 
“Il cacciatore di aquiloni” 
“Michael Clayton” 
“Ratatouille” 
“Quel treno per Yuma” 

MIGLIOR CANZONE ORIGINALE
“Falling Slowly” - “Once”
“Happy Working Song” - “Come d'incanto”
“Raise It Up” - “August Rush”

MIGLIOR SONORO
“The Bourne Ultimatum” 
“Non è un paese per vecchi”  
“Ratatouille” 
“Il Petroliere”  
“Transformers” 

MIGLIORI EFFETTI SONORI
“The Bourne Ultimatum” 
“Non è un paese per vecchi” 
“Ratatouille” 
“Quel treno per Yuma” 
“Transformers” 

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI
“La bussola d'oro” 
“Pirati dei Caraibi: ai confini del mondo” 
“Transformers”

79th Academy Awards - E vittoria fu!

Finalmente hai trionfato, Martin, più di quanto avresti mai immaginato, e con un ritardo compensato solo in parte dal numero di premi: quattro, fra cui i due più ambiti, miglior film e miglior regia per quel capolavoro che è The departed. Ed è stata una vittoria personale anche per chi l’ha sostenuto per tutto questo tempo, per chi l’ha seguito e appoggiato in ognuna delle sue cinque sconfitte agli oscar. 
“Ma siete sicuri di aver letto bene il nome?”, ha detto, quasi incredulo, Martin Scorsese. Avevano letto bene la sua schiacciante vittoria, il 25 febbraio 2007, durante la serata animata da Ellen DeGeneres. Una serata curiosamente apolitica, ma non per questo poco brillante (deliziosi i siparietti dei baby attori Jaden Smith e Abigail Breslin e di Anne Hathaway e Emily Blunt in omaggio a Il diavolo veste Prada) o priva di emozioni forti. Come forte è stata l’emozione per tutti noi italiani nel vedere finalmente premiato un genio, Ennio Morricone, che ha ringraziato in lacrime con un discorso tradotto in parte da Clint Eastwood, che gli ha consegnato il premio. E’ stata la serata dell’Italia, quella degli oscar 2007: anche Milena Canonero, come previsto, è stata premiata per gli splendidi costumi di Marie Antoinette. Peccato per i truccatori di Apocalypto, scalzati da Marti e Ribé (Pan’s labyrinth). 
E se vogliamo parlare di peccati, ma sì, citiamo senza paura le grandi sconfitte anche di quest’anno, soprattutto fra gli attori. Era effettivamente difficile scegliere chi più meritasse le candidature di miglior attore o attrice protagonista o di supporto del 2007. Molti bravissimi, molti ruoli incandescenti, e molti mostri sacri (come Peter O’Toole per Venus, o Judi Dench perNotes on a scandal). Ma forse, in particolare le premiazioni per miglior attore e attrice, non sono andate esattamente ai migliori. Alla “regina” Helen Mirren, che pur avendo pienamente meritato candidatura e Golden Globe come attrice drammatica (ma siamo sinceri, chi ricorda la splendida Cate Blanchett di Elizabeth?) non reggeva al confronto con la diabolica Meryl Streep per la sua recitazione un po’ troppo piatta e imitativa. E Forest Withaker, già dato come vincitore dai media, ha recitato un ruolo in fondo troppo facile (ha ben detto Natalia Aspesi, facile come il ruolo di un ubriaco). A noi italiani sarebbe piaciuta una vittoria del bel Will Smith; e peccato per Leonardo di Caprio, che, fosse stato candidato per The departed, probabilmente avrebbe stravinto. 
Dispiace anche per Eddie Murphy, ingiustamente penalizzato, dicono i maligni, per aver recitato in uno di quei film un po’ beceri che gli hanno fatto fare tanti soldi, Norbit, e per la splendida, prosperosa Penelope Cruz di Volver, un po’ snobbato dall’Academy. Ma in fondo era difficile decidere, in quella notte magica, e se chi ha vinto non è stato esattamente il migliore (almeno fra gli attori) certo consola il pensiero che non sia stato totalmente inetto, come è accaduto in passato. Ha sorpreso l’oscar di Jennifer Hudson (Dreamgirls) che, si spera, sia il trampolino di lancio per quella che al momento è soltanto una promessa. Bravo anche Alan Arkin, per Little miss Sunshine, premiato anche (meritatamente) per la sceneggiatura originale. Anche Babel è stato premiato, per la colonna sonora di Gustavo Santaolalla. 
C’è poi ovviamente la moda degli Oscar, e questa volta ha trionfato la bellezza femminile: assolutamente straordinaria Nicole Kidman in Balenciaga, e deliziose Anne Hathaway e Cameron Diaz, entrambe in Valentino. Splendida, ma un po’ eccentrica, Penelope Cruz con le piume rosa di Versace. Bellissime Cate Blanchett in Armani e Gwyneth Paltrow in Zac Posen, e sicuramente d’impatto Patricia Field, con un abito rosso fiammante di David Darlymple. Elegantissimi anche gli uomini, Will Smith e DiCaprio in testa, per non parlare di Steven Spielberg, anche lui in Armani. Il grande sconfitto della serata? Ovviamente Clint Eastwood, che ha intascato soltanto l’oscar al miglior montaggio sonoro per Letters from Iwo Jima. Ma, ammettiamolo, una volta o l’altra doveva succedere.
di Chiara Palladino, 13 marzo 2007.

79th Academy Awards - Commento alle nomination

Se n’è andato deluso, Martin Scorsese, dalla cerimonia di premiazione degli Academy Awards, sconfitto dall’altro gigante in lista, Clint “Million dollar baby” Eastwood, ma non solo: alla sua quinta sconfitta. 
Oggi, nel 2007, la sfida fra giganti continua: il bellissimo film di Scorsese, The departed, è secondo all’apprezzato Babel di Inarritu sia nella categoria di miglior film sia nella miglior regia, ma Eastwood anche stavolta non si lascia staccare: è in lizza per il miglior film con Letters from Iwo Jima (ma è stato candidato ai Golden Globe anche il “gemello” Flags of our fathers), e per la stessa regia segue da presso Scorsese. Seguono candidati a miglior film il deliziosoLittle Miss Sunshine, la cui interprete, Abigail Breslin, dieci anni, è la terza più giovane candidata all’Oscar come attrice non protagonista (ricordo anche la candidatura dell’allora tredicenne Keisha Castle Hughes per Whale rider), e quinto ma non per valore The Queen di Stephen Friars, candidato anche a miglior regista insieme a Paul Greengrass (United 93). 
Stranamente, il film che sembrava il più favorito, Dreamgirls (otto nomination), a sorpresa non rientra nelle candidature principali. È (meritatamente) candidato Eddie Murphy come miglior attore non protagonista, la giovane esordiente Jennifer Hudson come attrice non protagonista e Sharen Davis per i migliori costumi (ma qui io scommetto su Milena Canonero per Marie Antoinette e sulla bravissima Patricia Field per Il diavolo veste Prada). 
Vi sono inoltre ben cinque attori di colore candidati: oltre a Murphy e alla Hudson, l’intenso Will Smith di Muccino, Forest Whitaker (The last king of Scotland, già omaggiato da Entertainment Weekly), e Djimon Hounsou (chi non se lo ricorda nel Gladiatore? Ma la candidatura è perBlood Diamond). Smith e Withaker si contendono l’ambito premio di miglior attore con un validissimo Leonardo di Caprio, che quest’anno ci ha regalato ben due memorabili performance (è candidato per Blood Diamond ma avrebbe benissimo potuto esserlo per The departed), la sorpresa Ryan Gosling (per lo sconosciuto Half Nelson), e il settantaquattrenne Peter O’Toole per Venus (neanche una vittoria per questo bravissimo attore, ma quest’anno non tifo per lui). 
Ma quest’anno saranno le candidate al titolo di miglior attrice a dare alla giuria filo da torcere: impossibile scegliere la migliore fra i mostri sacri Judi Dench (per l’attesissimo Notes on a scandal, storia a sfondo omosessuale con Cate Blanchett, candidata anche lei come non protagonista) e la stupenda Meryl Streep de Il diavolo Veste Prada. Si aggiungono inoltre la splendida Penelope Cruz di Volver e l’altrettanto brava Helen Mirren di The Queen. In coda, Kate Winslet per Little Children.  Fra i film stranieri candidati, il danese Dopo il matrimonio e Il labirinto di Pan di Del Toro (tra i film più ammirati dalla critica). Il nostro Nuovomondo di Crialese è stato escluso all’ultimo, ma ammettiamolo, senza nessuna meraviglia.
Da segnalare però i due bravissimi italiani Signoretti e Sodano, candidati per il trucco (almeno quello, ottimo) di Apocalypto, e il premio alla carriera a Ennio Morricone (chi più di lui?). 
Per una volta, quasi tutti i film e gli interpreti candidati all’Academy Award sono degni di questo nome e anche di più. Io tifo per Scorsese, perché stavolta ha saputo regalarci qualcosa di davvero straordinario. Forza Martin. 
di Chiara Palladino, 2 febbraio 2007.

Miglior film 
Babel 
The departed 
Letters from Iwo Jima 
Little Miss Sunshine 
The Queen 

Miglior regia
Gonzales Inarritu (Babel)
Martin Scorsese (The departed)
Clint Eastwood (Letters from Iwo Jima)
Stephen Friars (The queen)
Paul Greengrass (United 93)

Miglior attore
Leonardo di Caprio (Blood diamond)
Ryan Gosling (Half Nelson)
Peter O’Toole (Venus)
Will Smith (La ricerca della felicità)
Forest Whitaker (The last king of Scotland)

Miglior attrice
Penelope Cruz (Volver)
Judi Dench (Diario di uno scandalo)
Helen Mirren (The queen)
Meryl Streep (Il diavolo veste Prada)
Kate Winslet (Little children)

Attore non protagonista
Alan Arkin (Little miss Sunshine)
Jackie Earle Haley (Little children)
Djimon Hounsou (Blood diamond)
Eddie Murphy (Dreamgirls)
Mark Wahlberg (The departed)


Attrice non protagonista
Adriana Barraza (Babel)
Cate Blanchett (Diario di uno scandalo)
Abigail Breslin (Little miss Sunshine)
Jennifer Hudson (Dreamgirls)
Rinko Kikuchi (Babel) 

Film straniero
Dopo il matrimonio (Danimarca)
Indigenes (Algeria)
Le vite degli altri (Germania)
Il labirinto di Pan (Messico)
Water (Canada)

Migliori costumi
Yee Chung Man (Curse of the golden flower)
Patricia Field (Il diavolo veste Prada)
Sharen Davis (Dreamgirls)
Milena Canonero (Marie Antoinette)
Consolata Boyle (The queen)

Miglior trucco
Aldo Signoretti e Vittorio Sodano (Apocalypto)
Kazuhiro Tsuji (Click)
David Martin e Montse Ribe (Il labirinto di Pan)

Oscar alla carriera 
Ennio Morricone


Il 23 gennaio sono state annunciate le candidature agli Oscar,già anticipate dai Golden Globes del 15 gennaio.Infatti il favorito è Babel,con 7 nominations,tra cui miglior film e regia(Inarritu),la sottoscritta spera che questo sarà l'anno di Scorsese(anche perchè se dovesse vincere il film messicano,sarebbe una sorta di bis dell'anno scorso,ma non sono l'Accademy),candidato anche lui nella stesse categorie.Dreamgirls,il musical ispirato alle Supremes di Diana Ross ha 8 nominations,ma nelle categorie tecniche.Sul fronte degli attori il favorito è Forest Whitaker per l'Ultimo re di Scozia e "The queen"Helen Mirren(STREPITOSA!).La vera sorpresa è"Little Miss Sunshine",con la sua baby protagonista candidata nella categoria delle non protagoniste(ma vincerà l'American Idol J.Hudson),la delusione? Le esclusioni di Volver (il miglior film di Almodovar,che ha fatto guadagnare una sola candidatura alla Cruz) e Nuovomondo di Crialese.
di Sara Memmi, 27 gennaio 2007.

64th Golden Globes

Quella che è considerata l'anticamera degli Oscar, la corsa ai Golden Globes, da spolvero aBabel di Iñarritu con sette nominations (per i Globes sono tantissime!) e che sarà in corsa per le principali categorie del premio degli addetti ai lavori d'oltreoceano. Per la miglior attrice sarà corsa a due, e il duello dovrebbe ripetersi all'Academy, tra Penelope Cruz (Volver) e la QueenHelen Mirren. Doppie nominations per Leonardo DiCaprio, come miglior attore, e Clint Eastwood, come miglior regista del suo bifronte lavoro su Iwo Jima. Scorsese e il suoDeparted saranno in corsa sia per la regia che per il miglior film drammatico, citazioni anche per la rivelazione Borat e il delizioso Little Miss Sunshine. Nella cinquina delle attrici in commedia spicca l'accostamento tra la beniamina dei teenager Beyoncé Knowles e la magnificamente diabolica Meryl Streep in Prada. Nomination per Volver anche come film straniero, dove si presenta da superfavorito e dovrà vedersela anche con due film americanissimi ma parlati in maya o giapponese.
di Matteo Bursi, 14 dicembre 2006.

MIGLIOR FILM DRAMMATICO
Babel
Bobby
The Departed
Little Children
The Queen

MIGLIOR ATTRICE IN FILM DRAMMATICO
Penelope Cruz (Volver)
Judi Dench (Notes on a scandal)
Maggie Gyllenhaal (Sherrybaby)
Helen Mirren (The Queen)
Kate Winslet (Little Children)

MIGLIOR ATTORE IN FILM DRAMMATICO
Leonardo DiCaprio (Blood Diamond)
Leonardo DiCaprio (The Departed)
Peter O'Toole (Venus)
Will Smith (La ricerca della felicità)
Forest Whitaker (The last king of Scotland)

MIGLIOR FILM COMMEDIA o MUSICAL 
Borat
Il Diavolo veste Prada
Dreamgirls
Little Miss Sunshine
Thank you for smoking 

MIGLIOR ATTRICE IN COMMEDIA o MUSICAL
Annette Bening (Running with scissors)
Toni Collette (Little Miss Sunshine) 
Beyoncè Knowles (Dreamgirls)
Meryl Streep (Il diavolo veste Prada)
Reneé Zellweger (Miss Potter)

MIGLIOR ATTORE IN COMMEDIA o MUSICAL
Sacha Baron Cohen (Borat)
Johnny Depp (Pirati dei Caraibi...) 
Aaron Eckhart (Thank you for smoking)
Chiwetel Ejiofor (Kinky boots)
Will Ferrell (Stranger than fiction)

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE 
Cars
Happy Feet
Monsters house


MIGLIOR FILM STRANIERO 
Apocalypto 
Das leben der Anderen (Ger)
Il labirinto del fauno (Mex)
Letters from Iwo Jima
Volver (Spa)

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Adriana Barraza (Babel)
Cate Blanchett (Notes on a scandal) 
Emily Blunt (Il diavolo veste Prada)
Jennifer Hudson (Dreamgirls) 
Rinko Kikuchi (Babel)

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Ben Affleck (Hollywoodland)
Eddie Murphy (Dreamgirls)
Jack Nicholson (The Departed)
Brad Pitt (Babel)
Mark Whalberg (The Departed) 

MIGLIOR REGISTA
Clint Eastwood (Flags of our Fathers)
Clint Eastwood (Letters from Iwo Jima)
Stephen Frears (The Queen)
Alejandro Gonzalez Iñarritu (Babel)
Martin Scorsese (The Departed)

MIGLIORE SCENEGGIATURA
Babel
Little Children
Notes on a scandal
The Departed
The Queen 

MIGLIOR COLONNA SONORA
The painted veil
The fountain
Babel
Nomad
Il codice Da Vinci 

MIGLIOR CANZONE ORIGINALE
“A father's way” — La ricerca della felicità
“Listen” — Dreamgirls
“Never gonna break my faith” — Bobby 
“The song of the heart” — Happy Feet
“Try not to remember” — Home of the brave